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Le genealogie nei Vangeli sono noiose?

Le genealogie nei Vangeli sono noiose?

Come si fa a rendere avvincente una lista di nomi? È la domanda che mi sono posto anch’io. E ora mi metto alla prova. Alla fine, voglio sapere da te se ci sono riuscito: fammelo sapere nei commenti!

Oggi ci provo con il mio in(solito) commento a una delle pagine più… “apparentemente” noiose:
Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide (Matteo 1,1-17).

Se mi segui da un po’, sai già qual è la mia sfida quotidiana: far scattare in chiunque, anche in chi si sente più lontano, quella scintilla di curiosità verso il Vangelo. Accendere il desiderio di leggere, capire, approfondire.

Ma ecco il primo colpo di scena: questo non è solo un elenco di nomi. È una storia fatta di storie. Dietro ogni nome c’è un volto, un passato, una vita piena di sorprese.

In questa narrazione, san Matteo rompe gli schemi: inserisce persino quattro donne nella genealogia (Tamar, Rut, Raab e Betsabea). Hai mai sentito dire che il Vangelo è “maschilista”? Beh, Matteo ti smentisce in pieno. Ai tempi di Gesù era inaudito includere una donna in un albero genealogico. E non solo: Tamar e Raab non erano neppure ebree, erano straniere. Cananee! Uno shock per i farisei dell’epoca, che avrebbero considerato questa scelta un vero oltraggio.

E poi c’è Tamar, con una storia così intricata da sembrare un romanzo. Rimasta vedova, per legge avrebbe dovuto sposare il fratello del marito. Ma anche lui si rifiutò. Così Tamar, decisa a ottenere la discendenza promessa, ricorse a un piano audace e ingegnoso, che coinvolse Giuda stesso. Ti ho incuriosito? Vai a leggere Genesi 38: ti lascerà senza fiato.

E Raab? La locandiera di Gerico, una sorta di Mata Hari biblica, che nascose due spie israelite e permise loro di conquistare la città. Ma aspetta, non è tutto. Sai quale fosse il suo “altro” mestiere? Un dettaglio che potrebbe scandalizzarti, ma che rende la sua inclusione nella genealogia di Gesù ancora più straordinaria.

Non dimentichiamo Rut, la spigolatrice moabita, protagonista di una delle storie più poetiche della Bibbia, e Betsabea, moglie di un ittita e con una parentela ebrea solo da parte di padre.

Cosa ci insegnano queste figure? Che Dio non guarda la “perfezione” esteriore o la nostra posizione sociale. Tamar, Raab, Rut, Betsabea… ognuna di loro ci mostra che Dio è il Dio delle seconde opportunità. È il Dio dei re come Davide, ma anche di chi ha sbagliato, caduto e poi trovato il coraggio di rialzarsi.

Ed eccolo il messaggio che spazza via ogni pregiudizio: Gesù è venuto per tutti. Per chi è vicino e per chi è lontano. Per chi si sente santo e per chi si sente sbagliato. Perché, lo sai, “i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio” (Mt 21,31).

Ogni nome in quella genealogia è una storia. E anche la tua vita è una storia. Dio la conosce, la accoglie, la ama. Non importa da dove vieni o quali errori hai commesso: ciò che conta è la tua volontà di crescere, di ricominciare, di andare avanti.

Quindi, amico mio, questa lunga sequenza di nomi non è affatto noiosa. È una rivoluzione. È una dichiarazione d’amore universale.

E ora, cosa ne pensi? Sono riuscito a trasformare una lista di nomi in qualcosa di vivo? Aspetto il tuo parere…

#Santanotte

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “L’Adorazione dei pastori”, di, 1622, olio su tela, 164×190 cm, Wallraf–Richartz Museum, Germania

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