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Tu sei nato per brillare!

Tu sei nato per brillare!

Noi siamo nati per brillare: “Voi siete la luce del mondo” (Matteo 5,14). Per brillare con Lui (Dio). E per brillare con lui, il nostro prossimo. Perché tutto quello che facciamo per uno solo dei nostri fratelli più piccoli, lo facciamo a Cristo stesso

Il mio decisamente in(solito) commento a:
Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me (Matteo 25,31-46)

Ci sarà un giorno, e non sappiamo quando, in cui Gesù smetterà di camminare accanto a noi. Ma non fraintendermi: non sarà un addio, non sarà un trono lontano che ci osserva da una distanza siderale. No, Lui non ci lascerà mai, perché, come scrive San Paolo: “Consegnerà il regno a Dio Padre, perché Dio sia tutto in tutti” (cfr. 1Corinzi 15,20-26.28).

I versetti che la Liturgia ci propone oggi parlano del Giudizio Universale. Un concetto che può fare paura, ma che vorrei raccontarti in un modo diverso. Perché quando San Paolo dice che Dio sarà tutto in tutti… cosa significa davvero?

La teoria che esprimo oggi richiede uno sforzo di immaginazione, ma è piuttosto semplice da comprendere. Devi sapere che dentro di te brilla una scintilla di Dio: la tua anima. Un frammento di luce eterna. In alcuni risplende come un faro nella notte, una lampada che guida non solo il proprio cammino, ma anche quello di chi ha vicino. In altri, invece, la vita ha alzato una coltre di fumo: dolori, errori, delusioni. Ma sai una cosa? Anche dietro la nebbia più fitta, la luce non si spegne. Quella fiamma, per quanto piccola, è parte di Dio. Anzi, è Dio: “Rimanete in me e io in voi” (Gv 15,4), ci dice Gesù.

Il filosofo Plotino diceva che l’anima umana è una scintilla di divinità. E, in fondo, cosa desidera una scintilla, se non tornare al fuoco da cui è scaturita? Forse hai già sentito questa mia idea: Dio, il Creatore, ha dato inizio al mondo con un Big Bang. Ma non uno qualunque: un’esplosione d’amore. Da quell’amore si è formata la materia. Da quell’amore siamo nati noi. E quella fiamma che ci portiamo dentro non fa che ricordarcelo: siamo fatti per Dio. “Voi siete dei, siete tutti figli dell’Altissimo” (Salmo 82,6).

Per questo, per quanto possiamo sbagliare, dentro di noi ci sarà sempre un anelito che ci spinge verso il Padre. Guardiamo la storia: San Disma, il buon ladrone, si è aggrappato alla salvezza all’ultimo istante (cfr. Lc 23,39-43). Zaccheo, disonesto e arricchito alle spalle degli altri, ha cambiato rotta quando ha visto Gesù (Lc 19,1-10). Il figliol prodigo è tornato a casa (cfr. Lc 15,11-32). La Samaritana ha trovato in Cristo l’acqua viva che spegne la sete più profonda (cfr. Gv 4,1-26). Perché? Perché l’anima è inquieta finché non riposa in Lui, ci dice Sant’Agostino.

E in Paradiso? Sant’Anselmo di Canterbury lo descrive così: “Nessuno avrà altro desiderio se non quello che Dio vuole; e il desiderio di uno sarà il desiderio di tutti”. Il Paradiso non è un luogo lontano. Il Paradiso è Dio. Il Paradiso saremo noi, quando torneremo a essere una cosa sola con Lui.

Scintille di luce che si riuniranno nel fuoco dell’Amore da cui provengono. E allora, ecco l’immagine che ci regala l’Apocalisse:

“Mi mostrò un fiume d’acqua viva limpida come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello. In mezzo alla piazza della città e da una parte e dall’altra del fiume si trova un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni. E non vi sarà più maledizione. Il trono di Dio e dell’Agnello sarà in mezzo a lei e i suoi servi lo adoreranno; vedranno la sua faccia e porteranno il suo nome sulla fronte. Non vi sarà più notte e non avranno più bisogno di luce di lampada, né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli” (Apocalisse 22,1-5).

Ci vuoi entrare in questa città? Vuoi viverci per sempre? Gesù ci ha lasciato la chiave: “Perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi” (cfr. Mt 25,31-46).

Ecco il segreto: Dio è in chi ci sta accanto. Anche nel più povero, nel più piccolo, in chi ha meno di noi. Ogni volta che rifiutiamo qualcosa a lui, lo rifiutiamo a Lui.

Noi siamo nati per brillare: “Voi siete la luce del mondo” (Matteo 5,14). Per brillare con Lui. E per brillare con lui, il nostro prossimo. Perché tutto quello che facciamo per uno solo dei nostri fratelli più piccoli, lo facciamo a Cristo stesso (cfr. Mt 25,40).

Lo riconosci? È il comandamento più grande. Quello che regge l’universo intero: “Ama il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Ama il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti” (cfr. Matteo 22,37-40).

Non sprecare la luce che Dio ti ha donato. Non permettere che si spenga. Portala a risplendere con Lui, per sempre #Santanotte

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Il trionfo del Cristianesimo sul paganesimo”, di Gustave Doré, 1868, olio su tela, 300×200 cm, The Joey and Tobey Tanenbaum Collection, 2002. Art Gallery of Hamilton, Ontario

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